The Hamelin Blog

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Immaginare, creare, sognare

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Chi usa le immagini per dire deve fare i conti con l'immaginare, che è anche l'atto che prelude ai sogni.

Chi sogna sta cercando qualcosa inconsciamente, mentre chi comunica sta cercando di tirare le fila, di ricomporre quelle immagini. Esse sono dense di significati diversi e quindi misteriose per natura. Ogni immagine è poi diversa per ciascuno; fate descrivere una foto o una scena a cento persone e avrete cento interpretazioni diverse. Oppure cento interpretazioni di una stessa persona. Ce lo ha descritto Wells nel finale de La signora di Shangai, dove gli specchi moltiplicano e replicano una sola figura, prima di andare in pezzi.

Se dovessi dire cosa accomuna chi cerca di raccontare per immagini, direi che è la mutevolezza. Ciò che ci accompagna è un divenire mutevole, e anche quando ricerchiamo attraverso esse qualcosa di fondamentale e di stabile, come la slitta di Quarto potere, una volta raggiunto questo qualcosa è già diventato altro, è fuggito, trasformato. Se poi ciò che cerchiamo, come spesso accade, appartiene al mondo dell' invisibile, tutto si complica ancora di più. Ma forse è un bene. La fissità che vorremmo, la verità che pretendiamo se ne va in rigagnoli d'acqua insieme ai ricordi, come nella Zona di Stalker.

E allora? Ci si rassegna, ma il viaggio vale davvero molto. Vale trafiggersi coi colori dell'iride, quando essi ti svelano più di quanto non sapessi, vale fermarsi per un suono lontano, perchè ti sta guidando. C'è una vita nascosta dietro ad ogni oggetto... siamo l' Atalante e il suo battello, siamo le macchine di Metropolis. Il desiderio di afferrare e capire si muta in stupore e ti rilancia come una fionda verso altri spazi. Dove non ci sono volontà o intenzioni, ma solo cose che scorrono, immagini in movimento perenne. Il nostro unico desiderio diventa allora far si che altri possano cominciare laddove noi ci siamo fermati.

Siamo la piuma di Forrest Gump e il suo volteggio.


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