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I 40 giorni più duri di tutti

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Da qualche giorno, è cominciata la Quaresima, ovvero il periodo di 40 giorni prima della Pasqua.

Come per qualsiasi avanzo di festività non connessa direttamente al commercio, è rimasta solo la liturgia cristiana a ricordarci l'inizio di questo lungo periodo pieno di ostacoli e, spesso, di dolore e di prove durissimi.

Fin dal primo giorno, abbiamo potuto constatare con mano l'inizio di queste difficoltà: va bene così. Se il tempo che precede il Natale è denso come la pece (o come un cielo stellato, direbbe uno dei Magi), il tempo che precede la Pasqua è dinamico e feroce come una ruota di fuoco (o come una pioggia di comete, direbbe un altro dei Magi). Il numero 40 è il secondo numero più frequente nelle sacre scritture, dopo il 7. Il 40 è il numero penitenziale per eccellenza: 40 sono i giorni di digiuno praticati da Mosè e altrettanti quelli del profeta Elia. Il numero 40 è associato al deserto, al calore che brucia, alla solitudine, all'anima che deve affrontarsi. Il Lucio di Apuleio digiuna 40 giorni prima dell'iniziazione ai misteri di Iside. I più famosi 40 giorni di digiuno sono quelli di Gesù, che è proprio alla fine del suo periodo nel deserto, che viene portato dal Diavolo "verso la tentazione".  Uno degli affreschi più belli che abbia mai visto in merito è "La tentazione di Cristo sul monte" di Duccio di Buoninsegna, in cui un Cristo ancora meravigliosamente bizantino, nella sua duplice natura di uomo e Dio insieme (simboleggiata dai colori blu e rosso delle vesti), dopo aver riflettuto realmente e lungamente sulle proposte del Diavolo (le offerte sono tre e sono quelle che ci vengono fatte ogni giorno: i piaceri della carne, la gloria terrena, la fallace volontà umana), infine le rifiuta una ad una opponendo a ciascuna di essa una valida e vitale alternativa. Troppo spesso durante la Messa viene esacerbato il ruolo retorico del Diavolo - angelo perfetto che compie il suo ruolo nel Cosmo - senza mai in realtà nè citare nè esplicare le risposte di Cristo. Tutti noi ricordiamo il Diavolo che si avvicina all'orecchio di Cristo e gli mormora, col braccio allungato sopra il mondo: "Io ti darò tutte queste cose, se prostrandoti, tu mi adorerai". Il braccio del Diavolo che si allunga sopra il mondo crea come una specie di lunga ombra, che è proprio l'ombra che ogni giorno sentiamo sopra di noi, dentro di noi. Ma le risposte? "Io non vivo solo di materia, in quanto non sono solo materia; io posso vivere di pochissimo, perchè la vera gloria è solo la gloria di Dio (come si ricordava sempre di segnare JS Bach in fondo ad ogni singolo spartito che componeva!); io vivo bene solo quando conosco ed eseguo la volontà di Dio, che non è fallace, fragile ed errabonda come la volontà umana, che non è altro, signor Diavolo, che la tua volontà". Queste sono, in grandissima e semplificata sintesi, le vitalissime risposte di Cristo - e di molti altri che come lui hanno cercato di illuminare il nostro difficile cammino su questa terra nel corso dei secoli. Queste sono state per millenni le risposte di tutti i grandi insegnamenti iniziatici e sono rimaste per secoli le uniche vere tre risposte che salvano la vita. 

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Quindi, ci aspettano ora 40 giorni di fuoco, ovvero di ostacoli, di prove, di nemici, di tentazioni, di avversità, di dolore. Sì, perchè in realtà proviamo dolore ogni volta che dobbiamo affrontarci veramente. E come facciamo ad affrontarci, se non lo facciamo da soli, nel deserto del nostro cuore, privi dell'aiuto di Dio? Nessuno mai si chiede che cosa si intenda realmente con la pratica del digiuno. Credo che possa significare molte cose, ma probabilmente due sono gli aspetti fondamentali che comporta digiunare: infiacchire la materia, dentro cui siamo "prigionieri"; rendersi conto che non siamo solo materia, dato che prendiamo coscienza di sopravvivere ugualmente - e quindi diventiamo consapevoli che se non siamo solo materia, allora siamo anche qualcos'altro. Il deserto, lo spazio privo di grazia per eccellenza, quindi uno spazio abitato da demoni, è il luogo dove si possono incontrare i propri vizi con tutte le loro legioni al completo: se non c'è Dio, c'è per forza altro e quell'altro cercherà di portarmi nel suo abisso. Allora cosa risponderò? Che strada prenderò, quando il Diavolo allungherà il suo braccio sul mondo per offrirmelo in cambio della mia anima?

Questo ancora non possiamo saperlo, perchè mancano tanti giorni alla fine di questa Quaresima. E come ogni volta, sarà durissima attraversare questo deserto di fuoco e solitudine. Un'altro dettaglio che ci sfugge, per colpa di rituali imprecisi e semplicistici, è che Cristo non viene messo in croce subito dopo la tentazione sul monte. Cristo inizia da lì i suoi tre anni di predicazione. Ovvero: solo se rispondi, prendi coscienza e se prendi coscienza, hai l'obbligo di insegnare agli altri a prendere coscienza. Questo è un passaggio fondamentale, a mio avviso. Un passaggio compreso fino in fondo 1200 anni dopo dallo schivo e solitario Francesco di Assisi, il cui amore per la meditazione e per la solitudine contrastava fortemente col dovere che Dio stesso gli aveva chiesto: predicare, vivere in mezzo agli uomini, considerarli fratelli, combattere ogni giorno in mezzo a loro, spesso sopportarli, perdonarli, consolarli. L'uomo Francesco non era in fondo tanto ben disposto nei confronti degli uomini, il santo Francesco sì. Lo so, sia che io parta dai deserti israelitici oppure dai fiumi della Battriana, ultimamente finisco sempre a parlare di Francesco. Del resto, anche lo zio Machiavelli in quel sorprendente libro che si chiama "I discorsi sulla prima deca di Tito Livio" sottolineava come l'intero cristianesimo fosse stato "rifondato" da Francesco di Assisi, l'alter Christus. Santo è chi pone il suo spirito in riunione con Dio rendendosi inviolabile e sacro.

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Nessuno di noi è santo e in questi 40 giorni forse possiamo provare a capirlo. Ogni giorno sbagliamo, ci facciamo trascinare dalla paura, dai desideri, dalla nostra volontà umana, dalla terribile ira: tuttavia ogni errore può diventare anche un insegnamento, se compreso. E' come ballare troppo velocemente una danza di cui ancora non abbiamo bene imparato i passi. Avremo paura di cadere, avremo paura di diventare ridicoli, avremo paura di farci male, avremo paura gli uni degli altri. Mi dispiace vivere in tempi che hanno perso la sacralità di questi periodi antecedenti ai mutamenti spirituali, tempi di saldi e di svendite invece che di digiuno, preghiera, penitenza e carità. Non so perchè, finisco a mezzanotte di scrivere questo pezzo e mi viene il mente il più grande dei Rucellai, colui che decise di donare alla facciata della basilica di Santa Maria Novella lo splendore marmoreo che la rende ad oggi uno dei più splendidi amuleti del mondo; il Rucellai costruttore, mecenate, mercante ricchissimo e potente in Firenze, autore appunto dello "Zibaldone quadragesimale", il Rucellai dal meraviglioso simbolo della vela spiegata. Penso a lui, al suo denaro, al suo potere, al suo poderoso zelo edificatore e mi viene in mente quante meravigliose Quaresime deve avere affrontato, in ogni singolo anno della sua vita, da solo con se stesso, in digiuno, dolore e solitudine, nel deserto del proprio cuore.

"Il deserto è il cuore arido dell'uomo e tutta la sua gloria è come un fiore di campo. Secca l'erba, appassisce il fiore quando il soffio del Signore spira su di essi. Secca l'erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura in eterno" (Is. 40:7)

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