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"Brucia tutto tranne Shakespeare!"

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"Bambino, vai a scuola ogni giorno, mangia tanta verdura e brucia tutto, tranne Shakespeare"

Il padre dei miei 20 anni è stato Seneca. Le sue "Lettere a Lucilio" mi hanno accompagnato in giro per il mondo, dove ho vissuto per una decade, viaggiando, osservando e incontrando gli abitanti della Terra, con tutto il bagaglio della mia inquietudine nello zaino. Seneca ha saputo, in quei 12 anni, confortarmi in modo tenero e severo insieme. E' stato il braccio che spesso mi ha circondato le spalle, consolato e spiegato i segreti della natura umana - che sono talmente visibili da non riuscire comprensibili, a quell'età. A 20 anni si usa poco lo specchio, infatti.

"E' l'animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi" - Seneca

Il padre dei miei 30 anni è stato Montaigne. Con l'anima tumefatta da certi incontri (e sposalizi) errati (ma esistono gli incontri errati? sì, esistono, ci fanno soffrire e ci aiutano ad espiare!), nella mia lunga clausura di campagna, i suoi "Saggi" sono stati la compagnia e il dialogo quotidiani con un padre che sapeva essere austero, malinconico e ironico. Nuovamente la natura umana, sempre quella, ma spiegata a cavallo, nei campi di grano e talvolta, lungo le saline di Bordeaux. E per la prima volta ho conosciuto la malinconia ironica della maturità ed ho iniziato a lasciarmi alle spalle la selvaggia furia dei dolori del giovane, che si fa bruciare spesso - invano - da se stesso.

"I saggi sono come spighe di grano: finchè sono vuote si alzano dritte e fiere, ma appena sono colme di chicchi, cominciano ad abbassare la testa" - Montaigne

Il padre dei miei 40 anni, cominciati da poco, è Shakespeare. Dopo una meravigliosa frequentazione da adolescente (da lui ho imparato il mio inglese, la mia poesia, il mio ritmo interiore), il suo mondo sapienziale e magico è stato a lungo per me infrequentabile - non ne ero degna e non potevo capire, semplicemente non ero ancora pronta. La furia, la malinconia, l'espiazione poco hanno a che fare con l'interezza dell'essere. E quindi ho dovuto aspettare di entrare nella mia piena maturità per potermi riavvicinare alle sue opere. Al compimento dei miei 40 anni, un casuale incontro al Globe Theatre di Londra con un Giulio Cesare recitato mediocremente, ma con tutta l'energia del mondo, ha riacceso la scintilla. Poi sono venuti la Tempesta, il Sogno di una notte di mezza estate, la Dodicesima Notte, il Romeo e Giulietta, l'Othello...e piano piano, stanno tornando tutti. Questa decade è quindi sua, dell'autore che non ha osservato la natura umana descrivendola, ma creandola. Cento protagonisti e centinaia di esseri umani sono nati grazie a lui per mostrarci chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo (come amiamo, come ci uccidiamo, come procediamo, come arretriamo, come ci spaventiamo, come siamo vittime di sortilegi, come possiamo vivere da liberi, come possiamo essere nefasti, come possiamo mascherarci, come possiamo comprendere tutte le stelle che sono nel cielo). Quindi, definirlo padre è definirlo in modo giusto, in quanto prima di essere mio padre è il padre di tutta la letteratura dell'uomo, prima e dopo.

"Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quelle sognate dalla tua filosofia" - Shakespeare

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