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La verità è come un leone

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"La verità è come un leone. Non devi difenderla. Basta che la lasci libera e si difenderà da sola".

Siamo rientrati al lavoro da qualche giorno. Non è semplice. L'altro mondo, ovvero qualsiasi luogo dove siamo stati in vacanza, ha sempre qualcosa di talmente profumato, libero ed accogliente, da sembrare il nido ideale per sempre. L'altro mondo non implica orari, bollette, posta elettronica, parenti e preoccupazioni. Il tempo della vacanza è una specie di vita altrove talmente perfetta che quando si torna al ritmo quotidiano facilmente ci affligge la nostalgia. Nessuno di noi vorrebbe tornare ad Itaca, alla fine. Itaca comporta dei doveri a cui noi, uomini del XXI secolo, non siamo più abituati. Noi siamo i figli di Circe.

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Ho impiegato più di qualche giorno per riordinare tutti i progetti d'autunno. Fa ancora molto caldo e questo non facilita il distacco dall'estate. Fra poco compio gli anni, in questo mese d'Agosto melanconico e annunciatore d'inverni. La natura è spossata da questa calura intensa ma soprattutto dalla morte che avanza, introdotta dall'autunno e poi decisa dall'inverno. Il ciclo di vita e di morte è costante e naturale ma è faticoso, per tutti: lo è per noi che invecchiamo senza accorgerci che stiamo un pezzo alla volta consumando il tempo di questa vita e lo è per tutte le creature qui sulla Terra insieme a noi. Le piante sono molto oneste e non hanno pudore nel mostrare questo cerchio continuo, con la secchezza, la caduta, la completa spoliazione: la loro totale nudità mi sorprende ogni volta. Oserei dire che mancano di vanità, se poi non vedessi ad ogni primavera nascere la bellezza profumata dei fiori. Questa vanità del regno vegetale mi piace moltissimo. Mi da umana speranza.

Oggi abbiamo fatto uno shooting fotografico e, come al solito, tante idee, tanta tensione, tante cose che vanno per il verso giusto, tante cose che vanno per un verso nuovo, tante risate, tanta stanchezza, alla fine. Penso a come sia necessario in pubblicità fotografare ciò che è, senza usare troppo le immagini d'archivio. Qualsiasi cosa un'azienda faccia o sia, deve avere l'onestà di mostrarlo per ciò che è. Lo stesso vale per la narrazione scritta: quello che sei, devi dirlo. Prima regola, dunque: non sforzarsi mai di essere ciò che non si è. La menzogna non paga, nè nella vita nè nella pubblicità. Per l'esperienza che ho, posso dire che più una pubblicità si avvicina al vero, in immagini e parole, più piace, soddisfa e ripaga. Un caro amico e maestro, di recente, mi parlava di alcuni che si sforzano di sembrare ciò che non sono. Per amor proprio, per considerazione di sè, per superbia (e per insicurezza, aggiungo io). Ma poi alla fine c'è sempre la verità che arriva e rivela ciò che è. Allora perchè non usare questa meravigliosa energia vitale per essere con forza ciò che si è? E' più semplice, più lineare e talmente onesto (ovvero pieno di onore!) da essere "la buona semina".

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Curioso che alla fine di Agosto, mese difficile, malinconico e parzialmente nefasto, io mi trovi a parlare di seminare. Nel mese delle stoppie, nel mese degli incendi, nel mese in cui la Terra è afflitta perchè capisce cosa la aspetta e allora romba, trema, si ribella, io parlo di buoni semi e di semina. Perchè tutti torniamo da Agosto con un mazzo di spighe in mano: sono i desideri che abbiamo mietuto nel nostro campo interiore. Ma le spighe contengono appunto semi. E i semi vanno seminati in campi duramente arati, smembrati, spaccati; bisogna pregare perchè piova, sopra la terra indurita ed aperta; poi bisogna rendere gentile la terra ed essere generosi con la semina. Poi pregare perchè piova ancora e perchè la Terra sia disposta a partorire i nostri desideri. Ma questo è il duro lavoro di Ulisse a Itaca, no?

"Hermes – tu che sei il messaggero – alla ninfa dai bei capelli va ad annunciare la decisione immutabile, che l'intrepido Odisseo deve tornare. Tornerà senza avere compagni né dei né uomini: sopra una zattera di tronchi legati, dopo molto patire giungerà, nel ventesimo giorno, alla fertile Scheria, terra dei Feaci di stirpe divina, che come un dio lo onoreranno nel cuore e con una nave lo manderanno all'amata terra dei padri" - Omero, Odissea, Libro V

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