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Il cavaliere torrido

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Forse nell'arco dei millenni abbiamo già vissuto una simile tropicalizzazione: terre che si spaccano di siccità, torrenti pieni solo di fango, temperature quotidiane attorno ai 40 gradi.

E siamo solo in Giugno, il mese della mitezza e dei buoni profumi.
Maltrattiamo la Terra da quando ci abbiamo posto piede, è ovvio che ogni tanto la Terra sbuffi di pesantezza: la Natura non ama essere nemmeno sgualcita, figuriamoci poi sfigurata, violata e inquinata. Tutti questi eccessi non esprimono altro che la dovuta compensazione del Cosmo. Mi viene in mente quella splendida frase di un'alchimista islamico: "Non siete venuti al mondo per creare disordine". Eppure è ovvio che se non comprendiamo l'unione fra tutti i Regni, non facciamo altro che sporcare, violentare e distruggere - fuori e dentro di noi, che è esattamente la stessa cosa. La Natura è troppo perfetta e ordinata (ha la scientia!) per creature disgraziate e infelici come noi. 

b2ap3_thumbnail_donna-perdita-verginia-gaugin.jpg

Sono tornata da poco dall'estero, quel luogo fantomatico dove tutto dovrebbe essere più pulito, più ricco e  più efficiente di dove viviamo. Ma il mondo, ogni angolo del mondo, comincia ad assomigliarsi (sterilizzato) in modo drammatico e il pensiero ricorrente di queste mie settimane è stato lo splendido Gauguin, che ha avuto la possibilità di andare "altrove". Per potersi esprimere del tutto, cercò il suo Eden, a prezzo di solitudine, di malattie, di incomprensione, di isolamento, di una magica forsennatezza: ma ebbe la sua arte e il suo compimento. Se Gauguin avesse 40 anni adesso, morirebbe impiegato in banca, probabilmente sgozzerebbe la moglie oppure butterebbe un figlio fuori dalla finestra; o forse sarebbe solo a fare l'aperitivo in un baretto squallido, ogni sera, con la pancia compressa dentro la maglietta che stringe, e lo sguardo perduto nella birra tiepida. Non esiste più alcun luogo del mondo incontaminato, ovvero non-violato, non-invaso, non-predato. E questo, lo confesso, mi crea una certa disperazione. Perchè è solo la speranza dell'Eden - da qualche parte - che ci tiene in vita.

Gerusalemme custodisce ancora le porte del Cielo e della Terra?

Santiago protegge ancora i confini di Atlandide?

Esiste un luogo dove il mio cuore può riposare in pace, dove aver espresso la sua sostanza?

Non so neanche se voglio cercare le risposte a queste domande.

b2ap3_thumbnail_gauguin.jpg

Quando creai la mia prima pagina web, sull'intero Internet eravamo in 63 - dopo soli 5 anni saremmo stati già 16 milioni. Avevo da poco imparato a programmare e iniziavano a crearsi le e-mail (le caselle di posta "elettronica") per militari e docenti universitari. Mi ricordo che avevo questa pagina vuota a disposizione, che andava scritta in una lingua sconosciuta (HTML). A quel tempo - ero molto giovane - apprendevo le lingue con molta facilità. Ma cosa fai quando ti trovi davanti ad una pagina vuota e tutto il mondo può vederla? E anche se tutto il mondo non è ancora online, tu senti che là fuori c'è tutto il mondo che può davvero vederla, leggerla - prima o poi. Tu lasci qualcosa lì e tutti la vedono, la prendono, la leggono, ti scrivono, ti conoscono, ti parlano. Il mondo era quasi pronto.

La mia prima pagina Internet era questo: il quadro "Arearea" di Paul Gauguin e sotto una poesia di Rimbaud. Avevo 19 anni e pensavo che per vivere ed affrontare il mondo fosse necessario poter fuggire, di tanto in tanto, nel proprio bollente e magnifico Eden.

Era tutto quello che avevo da dire, in quel momento lì. La poesia e la grazia.

b2ap3_thumbnail_Arearea_by_Paul_Gauguin.jpg

"Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;

anche il mio cappotto diventava ideale;

andavo sotto il cielo, Musa!, ed ero il tuo leale;

oh! quanti amori assurdi ho strasognato!

 

Nei miei unici calzoni avevo un largo squarcio.

- Pollicino sognatore, in corsa sgranavo

rime. Il mio castello era l'Orsa Maggiore.

- Le mie stelle in cielo facevano un dolce fru-fru.

 

Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade,

nelle calme sere di settembre in cui sentivo

sulla fronte le gocce di rugiada, come un vino vigoroso;

 

in cui, rimando in mezzo a quelle ombre fantastiche,

come fossero lire, tiravo gli elastici

delle mie suole ferite, con un piede contro il cuore".

 

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